L'ANALISI TRANSAZIONALE PER GLI STUDENTI UNIVERSITARI
M.Cristina Bottino, Mariolina Santagostino
ABSTRACT
L'ambito scolastico rappresenta un'area tradizionale di applicazione per l'Analisi
Transazionale con specifico riferimento, di solito, al ruolo dei docenti ed
alla popolazione scolastica dalle elementari alla maturità. L'approccio
presentato nell'articolo è meno diffuso, in quanto si riferisce all'ambito
universitario: sulla base di un attento esame dei bisogni degli studenti, si
è formulato un modello di intervento formativo, già sperimentato,
che qui viene descritto. Una serie di riunioni di gruppo con studenti universitari
hanno l'obiettivo di aiutare i ragazzi a superare i problemi incontrati nel
percorso di studi attraverso un lavoro guidato che li aiuti a ripensare e riinquadrare
le difficoltà incontrate attraverso le griglie fornite dalla teoria Berniana.
Ne vengono presentate ipotesi teoriche e struttura organizzativa.
INTRODUZIONE
L'idea di proporre un ciclo di incontri per gli studenti universitari in difficoltà
nello studio utilizzando l'Analisi Transazionale è nata dal desiderio
delle autrici di contribuire in modo nuovo a risolvere un problema attualmente
cruciale, relativo alla gestione delle difficoltà che lo studente ha
nel portare a termine gli studi universitari.
In questi ultimi anni, in presenza di una percentuale sempre più ridotta
di ragazzi che riescono concludere gli studi sul totale degli iscritti, si sono
moltiplicate le iniziative a favore di un supporto maggiore e più articolato
degli studenti all'interno dell'istituzione, che ha fra l'altro portato alla
impostazione di servizi di tutorship nel percorso accademico.
L'esperienza che qui si riporta ha avuto origine da alcuni risultati, come vedremo
in parte imprevisti, di una ricerca qualitativa svolta proprio per comprendere
meglio gli obiettivi concretamente perseguibili da un servizio istituzionale
di tutorship alla luce dei bisogni espressi dagli studenti. Dalle interviste
ai ragazzi è emerso un insieme estremamente variegato di richieste, che
si è cercato di ordinare in funzione della complessità e delle
risposte più adatte ad una loro soluzione (1).
In sintesi, la ricerca ha evidenziato tre diverse tipologie di bisogni: un
bisogno di informazioni, un bisogno di metodo ed un bisogno di supporto più
specificatamente psicologico. E', naturalmente, su quest'area che ci soffermeremo
maggiormente, ma può essere utile riprendere sinteticamente anche le
prime due tipologie di richieste, rileggendole in chiave transazionale.
In primo luogo, un bisogno di informazioni: prevedibile e molto accentuato
nel momento di ingresso in una nuova struttura, ma presente più genericamente
ad ogni avvio di corso per le novità sempre implicate, richiede l'organizzazione
di un servizio in grado di rinforzare nei ragazzi in difficoltà l'Adulto
momentaneamente disattivato dalla situazione di incertezza, rassicurare il Bambino,
senza per questo rispondere in modo da esasperare il Genitore Normativo. Da
notare come le richieste che apparentemente ricadono in quest'area siano, ad
una prima rilevazione, la quasi totalità: è da un esame attento
dei contenuti delle richieste stesse che emergono gli altri due aspetti, evidenziando
come la ricerca di informazioni copra a volte bisogni più complessi di
aiuto e di intervento, che devono essere compresi e chiariti se si vuole realmente
contribuire alla soluzione del disagio alla base. In questa logica, rispondere
alla domanda continua di informazioni con le risposte richieste finisce per
bloccare il ragazzo in una situazione di dipendenza e di passività che
è, a ben guardare, opposta agli obiettivi reali di un supporto centrato
sulla crescita della persona.
In secondo luogo, la ricerca segnalava un bisogno di metodo, in relazione tanto
alla peparazione dei singoli esami quanto al percorso universitario nel suo
insieme: spesso ben chiara negli studenti, questa carenza porta ad uno studio
passivo, incapace di destreggiarsi nei programmi complessi dei corsi. Programmi
adeguati in questo senso (corsi specifici, informazioni precise all'interno
dei diversi insegnamenti) possono contribuire ad attivare l'Adulto e contemporaneamente
diminuire un ricorso eccessivo al Bambino Adattato, favorendo uno studio individualmente
finalizzato.
Infine, ed è quello che più ci interessa qui, emergeva un bisogno
di supporto specificatamente psicologico, percepito come necessario nel caso
di disagi profondi e generalizzati: chiaramente al di fuori dalle competenze
di un servizio istituzionale di tutoraggio, la risposta a questo bisogno rimandava
immediatamente a professionalità e a strutture specifiche e, ad un primo
esame, sembrava rappresentare per gli studenti la corretta risposta solo per
casi rari e "gravi" di malessere o crisi. Contemporaneamente, però,
era molto chiara la percezione che problemi e crisi nel percorso di studio hanno
anche a che fare con le modalità individuali di avvicinamento allo stesso,
in particolare con atteggiamenti immaturi, in parte retaggio del precedente
percorso scolastico personale, di abitudini acquisite e in definitiva collegati
in qualche modo alla "storia" di ognuno. Da una parte, dunque, il
supporto psicologico sembrava ritenuto valido solo in casi di conclamata gravità
(e quindi difensivamente attribuito ad altri), dall'altro l'approccio psicologico
ai problemi nello studio era immediatamente individuato come potenzialmente
valido per sè ed in grado di contribuire a chiarire i propri problemi.
In altri termini, dalla ricerca è sembrato emergere nello studente universitario
in difficoltà un bisogno di supporto psicologico originale, in qualche
modo nuovo e, per noi, imprevisto: letture più o meno specifiche e qualche
corso di psicologia ormai di routine inserito in molte facoltà hanno
probabilmente contribuito a creare interesse per un aiuto con approccio e taglio
psicologico ai propri problemi, ma non necessariamente la disponibilità
per interventi globali e profondi, difensivamente non ritenuti validi e corretti
per sè.
Le ipotesi che hanno guidato l'impostazione del ciclo di incontri che presentiamo
riguardano questi aspetti: le attuali proposte in termini di tutorship sembrano
rispondere alle prime due tipologie di bisogni, ma, almeno in molte facoltà,
lasciano scoperta l'area psicologica; anche le iniziative più recentemente
attivate in questo senso sono mirate a rendere più efficace la risposta
al bisogno di informazioni e tuttt'alpiù affrontare in modo più
sistematico la richiesta di metodo con l'organizzazione di corsi “tecnici”
specifici. Rimane dunque scoperto l'intervento in chiave psicologica: è
pur vero che problemi psicologici particolarmente acuti rappresentano in genere
la "molla" per richieste di terapia nel periodo universitario; e in
quest'ambito specifico possono trovare - e trovano - già ora risposta.
Si tratta di richieste che per definizione sono trattate in ambito privato,
richiedono setting e contratti specifici ed esulano dagli ambiti di intervento
di tutoship, mirando a modifiche inerenti la struttura della personalità.
Sono invece assenti offerte di intervento con taglio psicologico, tese a fornire
un supporto mirato e diretto alla gestione di problemi nell’area dello
studio attraverso una migliore consapevolezza delle proprie modalità
di comportamento.
Proprio lavorando su questi aspetti sono emersi gli spunti alla base del ciclo
di incontri realizzato per un gruppo di studenti universitari, in cui le ipotesi
dell'Analisi Transazionale hanno fornito un valido modello per rispondere ai
problemi di studio percepiti dagli studenti sia in termini di riferimenti teorici
utili per la scelta dei contenuti degli incontri, sia per il tipo di struttura
adottabile.
Nel loro insieme, dunque, gli incontri realizzati hanno avuto l'obiettivo di
fornire agli studenti una occasione di riflessione strutturata nel tempo sulle
proprie modalità di affrontare il percorso di formazione universitaria,
con particolare attenzione alle dinamiche psicologiche attivate.
L'INTERVENTO FORMATIVO REALIZZATO - LE IPOTESI TEORICHE
Nella vita del ragazzo iscritto all'università lo studio e le attività
ad esso connesse
(frequenza alle lezioni, esami, rapporto con i docenti, tesi e tesine) hanno
un ruolo rilevante in termini di tempo e di investimento: in fondo, il ragazzo
stesso si definisce e viene definito dagli altri, prima della laurea, proprio
come "studente universitario". Logico, quindi, che il successo o l'insuccesso
nello studio contribuiscano in modo rilevante alla definizione dell'immagine
di sè in questo periodo.
Tutti sappiamo cosa significa studiare, ma ci è sembrato opportuno individuare
una definizione di studio più precisa. Condizioni particolari che "fanno
la differenza" con altre attività, quali leggere, scrivere o pensare,
sembrano essere: in primo luogo, l'obbligatorietà per chi studia di rendere
conto a qualcuno di quanto appreso; in secondo luogo, l'essere consci, mentre
si legge, si scrive, si pensa, di doverne poi rendere conto; infine, la pressione
inevitabile che questo crea.
"La voglia di studiare consiste proprio nell'accettare questa pressione
psicologica, morale e perfino economica (o tutte queste pressioni insieme) e
proprio questa pressione è l'ingrediente essenziale dello studiare"
(2).
L'Analisi Transazionale ci sembra consentire una rilettura ancor più
articolata di questi concetti: in particolare la teoria degli Stati dell'Io
sembra fornire spunti utili per un'analisi differenziale e per un intervento
volto al superamento delle difficoltà.
Infatti, riteniamo che nelle situazioni di studio (come precedentemente definite)
l'attivazione degli Stati dell'Io assuma una configurazione abbastanza prevedibile
ed in qualche modo tipica: con un Genitore sempre presente per definizione (se
è vero che studiare è rendere conto) viene energizzato un Bambino
più BA che BL.
La buona riuscita nello studio, valutata con criteri tradizionali in termini
di "esami superati", sembra essere, quindi, relativamente indipendente
da una rilevante attivazione dell’Adulto. Ma, soprattutto, questa configurazione
sembra essere trasversale alle differenti strutture di personalità degli
studenti: quasi una "struttura sovrapposta" alla propria struttura
di base, che si indossa in adattamento (oppure - il che, come sappiamo, è
lo stesso - in opposizione) alla situazione specifica e relativamente temporanea,
e che si declina poi in base alle caratteristiche individuali di ciascuno.
Una situazione di questo genere, protratta nel tempo in una fase della vita
che dovrebbe essere caratterizzata da un processo di evoluzione personale, può
però
risultare frustrante a due livelli: innanzitutto perchè blocca in una
situazione percepita come "adolescenziale" lo studente che è
alla ricerca dell'autonomia all'interno di un proprio percorso di crescita;
e, in secondo luogo, anche se vi è adattamento, la preparazione conseguita
in modo passivo è vissuta come sterile per i futuri percorsi professionali.
Le più frequenti ipotesi di intervento sono collegate alla modifica
del rapporto docente/studente ed in genere il cambiamento viene sollecitato
nel docente, cui si propone un ruolo attivo.
La nostra proposta è invece quella di lavorare direttamente con lo studente,
il che richiede un cambiamento di prospettiva sostanziale. All'interno di un
ambiente universitario "dato", si lavora sugli Stati dell'Io dello
studente tanto nel momento di studio individuale quanto nella relazione con
il docente, con il fine di diminuire il disagio avvertito, cambiando la percezione
che lo studente ha di sè, del docente e della situazione ( 3).
In questo senso, il modello di intervento proposto è dunque simile ad
una terapia, in cui un lavoro interno si fa agente di cambiamento, mentre il
livello con cui viene trattato il disagio del singolo è per scelta più
limitato.
L'ipotesi è che la nuova visione di sè che deriva dalle informazioni
teoriche trasmesse, da un loro utilizzo nella rilettura dei propri comportamenti
abituali e nella sperimentazione di nuove opzioni, porti ad un miglioramento
del proprio vissuto.
La presentazione e la discussione della teoria degli Stati dell'Io, ritenuta
fondamentale sulla base delle ipotesi sopra presentate, ha poi offerto l'occasione
per approfondire altri concetti analitico-transazionali, indispensabili per
l'avvio ed il consolidamento del cambiamento a livello individuale, quali: carezze,
transazioni, strutturazione del tempo e spinte.
L'INTERVENTO FORMATIVO REALIZZATO - STRUTTURA
Area di intervento specifica e definita (i problemi collegati con la vita dello
"studente universitario") e intervento breve ( una serie limitata
di incontri) sono aspetti importanti in questo modello, in quanto capaci di
fornire agli studenti risposte coerenti tanto con la loro disponibilità
ad un lavoro introspettivo, quanto con il loro rifiuto di un intervento tipicamente
terapeutico (considerato sproporzionato rispetto alle problematiche sentite).
Riteniamo che proprio la struttura del modello consenta il superamento delle
resistenze che spesso i ragazzi incontrano nel chiedere aiuto (4).
In particolare, vediamo ora lo schema operativo scelto sulla base di queste
ipotesi con riferimento ai partecipanti, alla metodologia di lavoro ed alla
sequenza temporale.
Un ciclo di incontri di gruppo risulta preferibile ad un approccio individuale,
in quanto considerato più produttivo e protettivo per i partecipanti.
Per quanto riguarda la metodologia di conduzione dei singoli incontri, è
importante prevedere un'alternanza fra momenti di presentazione teorica e momenti
di lavoro comune (in gruppo o in coppia), con attenzione ad eventuali lavori
individuali. Per meglio collegare i diversi incontri è importante, come
spesso accade nei grupi analitico-transazionali, prevedere brevi esercitazioni
da svolgere a casa e da riportare e discutere la volta successiva. Relativamente,
infine, alla sequenza temporale, si è individuata una articolazione "a
moduli" degli incontri: 4 incontri settimanali per il primo modulo; a distanza
di un mese, altri 4 incontri settimanali per il secondo modulo. In questo schema,
i primi 4 incontri sono dedicati alla presentazione dei concetti ed ad una loro
prima sperimentazione; mentre i successivi 4 incontri ne permettono un approfondimento.
La struttura modulare e l'intervallo tra un modulo e l'altro sono stati scelti
sia allo scopo di consentire una facile integrazione nel calendario degli impegni
universitari, che per consentire una maturazione delle informazioni acquisite
e delle esperienze fatte nel corso del primo ciclo di 4 incontri.
L'ESPERIENZA REALIZZATA
Il modello qui presentato ha già trovato una prima realizzazione con
un gruppo di 6 studenti universitari nel corso dell'anno accademico 1995-96,
con i quali, in due cicli di 4 incontri ciascuno, si è proceduto a verificare
l'interesse per gli argomenti proposti e la validità (in termini di risultati
ottenuti) del progetto qui presentato.
La numerosità del gruppo è stata volutamente limitata, trattandosi
di una prima esperienza in questo settore. Si ritiene che la dimensione ottimale
possa variare da 8 a 15 persone, in modo da permettere un più ricco interscambio
tra i partecipanti
L'interesse ed il coinvolgimento degli studenti è stato verificato tanto
durante i singoli incontri in modo informale, quanto al termine dei 2 cicli
in un momento di feedback formalizzato, ed è risultato sempre estremamente
positivo.
La validità del modello e la consistenza dei risultati ottenuti sono
stati spontaneamente indicati e commentati dai partecipanti, fornendo spesso
un'occasione di approfondimento immediata. Si è successivamente provveduto
a verificare la stabilità dei cambiamenti riportati con un feedback due
mesi dopo l'ultimo incontro.
L'esperienza fatta ha inoltre permesso una migliore definizione dei materiali-stimolo
e della struttura organizzativa.
Per quanto riguarda i contenuti, la teoria degli Stati del'Io ha dimostrato
la propria potenza, anche in questo ambito, sia in termini esplicativi che come
strumento di crescita: fin dal primo incontro la condivisione dei nuovi concetti
ha provocato un cambiamento di prospettiva nei partecipanti, che hanno sostanzialmente
modificato la loro percezione di sè in relazione ai problemi connessi
allo studio.
Gli altri concetti presentati si sono dimostrati tutti necessari approfondimenti/completamenti
della teoria degli Stati dell'Io. Sorprendente è stata l'elasticità
dimostrata dai ragazzi nell'uso e nell'integrazione dei vari temi proposti,
pur sulla base di informazioni teoriche volutamente essenziali.
Un'ultima considerazione. Nell'impostare il ciclo di incontri, si era posta
particolare attenzione a proporre una precisa limitazione del campo di intervento
- i problemi connessi con lo studio. La proposta di un contratto limitato non
ha comunque, ovviamente, impedito ai ragazzi di effettuare un trasferimento
spontaneo dei concetti appresi a situazioni e relazioni non direttamente "di
studio". Dunque, non si è trattato di un limite, ma anzi della chiave
di accesso per un'elaborazione più ampia, resa possibile anche dal clima
di fiducia che si è instaurato nel gruppo. Di più, paradossalmente
la rassicurazione indirettamente fornita dalla proposta di un obiettivo limitato
e controllabile, in alcuni casi ha dato il permesso ai partecipanti di chiedere
un aiuto di taglio più specificamente terapeutico (che è stato
oggetto di una momentanea integrazione del contratto con le conduttrici)
NOTE
(1) La ricerca è stata realizzata all'interno di una tesi di laurea di
marketing, finalizzata ad individuare caratteristiche e limiti per un proficuo
intervento di tutorship per gli studenti della Facoltà di Economia e
Commercio dell'Università Cattolica di Milano
(2) Piattelli Palmarini, 1991, pag. 246
(3) Montuschi, 1982, pag. 150
(4) Adamo, 1990
Presentato a NEOPSICHE per pubblicazione sul n. 21, anno 14, dic. 1996